Le Notizie

Le Notizie di Portofino Coast

cerca un hotel

ARRIVO

PARTENZA

CITTA'

ADULTI

BAMBINI

La strana avventura del Polpo di Rapallo

25/08/2017 - L'alba tingeva di rosa il cielo dietro al Castello sul mare.
Il Golfo era ancora avvolto nella penombra da cui emergeva il profilo scuro del promontorio dominato dall’imponente siluette dell’Excelsior. Le barche nel porto dondolavano pigramente in attesa del primo raggio di sole. Il lungomare era quasi deserto. Solo pochi passanti frettolosi si avviavano al lavoro, buttando lo sguardo ancora assonnato verso quell' incantevole spettacolo.
Nel carugio il profumo invitante delle brioche di Canepa riempiva l’aria e rendeva più dolce l’avvicinarsi del giorno.
Sulla piazza Polpo, detto affettuosamente Purpu, si godeva quel momento magico. Rapallo a quell’ora era bellissima. Lo sapeva bene lui che dalla metà del secolo scorso si svegliava ogni giorno in quel luogo straordinario. Sì certo, quando lo avevano messo in quella bella fontana, proprio davanti al Castello, nella posizione più strategica tra il lungomare e la via principale del centro, la città era molto diversa.
Sulla passeggiata, dove le palme si ergevano rigogliose e indomite, non ancora minacciate da misteriosi e allora sconosciuti minuscoli nemici, si vedevano quelle belle carrozzelle tirate dai cavallini che per poche lire portavano i turisti in giro per la città.
Gli hotel erano pieni tutto l’anno e ospitavano ricchi clienti che arrivavano con macchine lussuose, mentre le prime utilitarie incominciavano a farsi vedere trasportando allegre famiglie che volevano godersi qualche giorno al mare.
Allora la gente era molto diversa. Con un po’ di nostalgia Purpu pensava a quelle belle signore, sempre eleganti anche quando scendevano in spiaggia.
I giovani avevano voglia di divertirsi, sfrecciando sul lungomare con le loro Vespe rumorose sulle quali trasportavano ragazze dalle gonne svolazzanti e guardavano con fiducia a un futuro che sembrava promettere benessere e progresso per tutti.
Gli piacevano quei giovani, forse perché allora era giovane anche lui. 
Già allora Purpu a Rapallo era una celebrità, di quelle che non si mettono in discussione. Ci sono e basta. La sua fontana era diventata punto di ritrovo preferito dei rapallini doc, dei rapallesi e persino dei foresti, che erano soliti darsi appuntamento in ciàssa du purpu. Con un po’ di orgoglio e un pizzico di vanità, pensava proprio di essersi meritato quella popolarità. Allora non c' erano i social, ma i turisti spedivano le cartoline con la sua immagine, e lui era per tutti il vero simbolo della città. Naturalmente senza nulla togliere al vecchio Castello, che però spesso doveva accontentarsi di un ruolo da comprimario.
Purpu non poteva certo immaginare che col tempo le cose sarebbero cambiate al punto da doversi adattare al ruolo assai meno nobile di aiuola spartitraffico in una città sempre più motorizzata.  C’era da aspettarselo che tutto quel gas puzzolente prima o poi gli avrebbe sciupato la pelle, facendolo raggrinzire un po' e mettendo a rischio la tenuta di qualche tentacolo, ma pazienza.
A forza di rimanere sempre lì, fermo e impassibile a osservare il mutare delle cose, Purpu era diventato un anche po’ filosofo e pensava di saperla lunga sulla vita. Davanti al suo sguardo compassato si erano svolti eventi di ogni genere, erano cambiati costumi e mode, si erano avvicendati politici di ogni colore. Qualche volta a dire il vero era rimasto un po’ perplesso, come quando, strabuzzando gli occhi, aveva visto Babbo Natale infilarsi dritto dritto dentro al Castello, con tutto il codazzo di renne ed elfi, come se fosse a casa sua. Stava quasi per avvertirlo che doveva sicuramente trattarsi di un equivoco, perché a quanto gli risultava la casa di Babbo Natale era molto, ma molto più a Nord.
Ma poi, vedendo la lunga fila di bimbi felici, in attesa di visitare la magione del loro beniamino, aveva pensato che fosse meglio soprassedere e godersi tranquillamente l’insolito spettacolo.
Solo qualche giorno prima aveva notato di nuovo strani movimenti sul lungomare, con persone mai viste che stendevano un lungo, lunghissimo red carpet, sul quale una folla in tenuta da passeggio aveva iniziato a camminare, facendo selfie a più non posso, e dirigendosi allegramente verso ponente. Chissà dove andavano...
In quella tiepida mattina di primavera Purpu stava proprio pensando a tutte queste cose, godendosi come sempre l’arrivo del giorno. A quell' ora gli piaceva crogiolarsi nei ricordi. Forse era un sintomo dell’età, ma in fondo non c'era niente di male. Dopo tutti quegli anni di onorato servizio per la città, pensava di potersi permettere qualche debolezza senile.
Immerso nei suoi pensieri, non si era neppure accorto che intorno a lui l'acqua era scomparsa completamente, mentre una squadra di uomini in tenuta da lavoro, con caschetto e giubbotto catarifrangente, aveva iniziato a circondare minacciosamente la fontana nella quale lui stava placidamente adagiato.
Quando se ne rese conto era ormai troppo tardi.
In un attimo sulla piazza si era scatenato l’inferno. Alcuni, armati di potenti strumenti di distruzione si erano avventati contro l'aiuola spartitraffico dirimpettaia e in men che non si dica l'avevano letteralmente polverizzata, mentre altri si affannavano per deviare il traffico, con grossi blocchi di plastica bianca e rossa, scatenando un caos indescrivibile. 
Purpu si guardava intorno paralizzato dal terrore. Improvvisamente era nudo, privato del suo ambiente naturale, vergognosamente esposto allo sguardo dei molti curiosi che si soffermavano a osservare quel trambusto. 
Posizionato su un indecoroso supporto di legno, i tentacoli sorretti da pietre raffazzonate, come un condannato a morte attendeva l’esecuzione, mentre mille pensieri gli affollavano la mente. Continuava a chiedersi cosa mai potesse aver fatto per meritare una fine tanto ingloriosa.
Giustiziato così, sulla pubblica piazza. La sua piazza.
Forse qualcuno si era improvvisamente ricordato che in realtà lui il nome di quella piazza lo aveva usurpato tanti anni prima? Ma non era un crimine così grave e poi era passato così tanto tempo! Certamente questo piccolo peccato di gioventù doveva ormai essere caduto in prescrizione!
E mentre i suoi aguzzini si concedevano un altro selfie a ricordo dell’impresa, Purpu si sentiva completamente abbandonato dalla sua città. Ormai rassegnato aveva alzato mestamente lo sguardo per porgere l’ultimo saluto all' amico Castello, con cui aveva condiviso tanti momenti felici, chiedendogli perdono per qualche piccola incomprensione del passato, quando si accorse che un camioncino assai poco elegante gli si era posizionato proprio accanto.
Sopra alla sua testa si era alzato un lungo braccio dal quale pendevano robuste cinghie. Avevano forse deciso di impiccarlo? In un attimo si ritrovò imbrigliato, sollevato da quella macchina infernale e trasferito sul cassone del vecchio mezzo da lavoro, seguito dallo sguardo curioso e un po' triste dei
passanti. Una cosa intollerabile.
Così Purpu stava per lasciare la sua amata piazza, ingloriosamente diretto verso l'ignoto. Aveva ormai abbandonato ogni speranza, quando uno degli operai che stavano sciogliendolo dalla morsa dei lacci, rapallino di vecchia data, avvicinandosi gli sussurrò sorridendo 
" Mia Purpu no te preocupa. Ti ve inte ‘na bèlla Beauty Farm".
Beauty Farm? Un’altra parola inglese, che però aveva improvvisamente risvegliato la sua vanità facendogli dimenticare di colpo la paura, e riaccendendo in lui la speranza. Non sapeva bene cosa fosse una Beauty Farm, ma aveva la netta sensazione che si trattasse di qualcosa di molto piacevole.
Mentre il camioncino avviava il motore, appesantito dalla presenza dell’insolito carico, Purpu tra sé e sé pensava baldanzoso:
"Tornerò come nuovo".
(Patrizia Di Forte)